15 maggio 2013 di elenatorresaniblog

Se tutto va bene, i nostri figli saranno più ignoranti di noi, che già ci difendiamo alla grande.
Se tutto va bene, i nostri figli diventeranno braccia e forza lavoro per raccogliere pomodori in Bangladesh. E se in Bangladesh i pomodori non crescono, speriamo ci sia altro da raccogliere, altrimenti sono fottuti.
Ecco i luoghi comuni con i quali i politici e la maestranze ci hanno rincoglionito, ed ecco i dati che li smentiscono. Sono tutte falsità che sapevamo essere falsità, ma i dati fanno impressione. Leggeteli, perché la conoscenza è l’unica via di salvezza che abbiamo. Continua a leggere »
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14 maggio 2013 di elenatorresaniblog

Sono stata al Salone del Libro di Torino una volta sola, con una valigia vuota in mano.
Ero convinta di trovare offerte, promozioni e titoli speciali, come sempre accade in queste occasioni (Festival della Letteratura di Mantova incluso, ad esempio).
Dopo due ore sono uscita con la valigia ancora vuota e le palle girate: nessuno sconto, nessuna promozione, nulla di imperdibile.
A parità di prezzo, i libri li vado a comprare dal mio libraio di fiducia, che è pure esente da consigli marchettari.
Poi, dopo aver visto con i miei veri occhi verissimi un’intervista a Emanuele Filiberto di Savoia (true story) che parlava circondato da libri, io, la mia valigia vuota e le mie palle girate siamo andati da Eataly, e abbiamo risolto lo sconforto culturale con le prelibatezze del gusto.

Oggi leggo questo articolo di Serino, e per quanto non sia d’accordo su tutto quello che dice (credo che tutti i tipi di lettori e di pubblico vadano soddisfatti), sono d’accordo con l’allarme che lancia, perché riguarda un po’ la deriva a cui molte cose del nostro paese si stanno avvicinando. Continua a leggere »
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In questi giorni sto cancellando diversi contatti da Facebook, indicativamente tutti quelli che condividono la fantomatica “Lettera aperta alla signora Cècile Kyenge”: il razzismo riesco a tollerarlo male nella vita offline – dove per ragioni di contingenza sono spesso obbligata a trovarmelo intorno – figuriamoci in quella online.
La serie di stronzate contenute nella lettera qui sotto è talmente lunga che ci vorrebbe del gran tempo e una bella voglia per commentarla per intero.
A partire dal fatto che il meticciato sia un’offesa, e non una risorsa strepitosa come credo.
Oppure che avere avuto degli avi di un certo livello conti qualcosa oggi che siamo un popolo di poverini, fanalino del mondo occidentale per molte cose di cui dovremmo abbondantemente vergognarci: di fatto, annoverare tra inostri antenati nomi così prestigiosi dovrebbe semplicemente aumentare l’amarezza per ciò che siamo diventati.
Il sangue, questo maledetto simbolo etnico, questo grande equivoco culturale: guardatelo là, il sangue italiano che riempie il parlamento e le stanze del potere, guardate come ci ha ridotto.
Giusto ieri ho sentito un’imprenditrice italiana con un passivo di tre milioni di euro in banca rifiutare un’opportunità nell’Est Europa dicendo: “Io non vado in nessun paese sottosviluppato”. Oltre a non rendersi conto che il paese sottosviluppato è destinato a diventare il suo se le cose non cambiano, nemmeno lo spirito di sopravvivenza le farebbe rimangiare la sua arroganza, che se con quella ci potesse pagare i suoi debiti d’inettitudine oggi non avrebbe quei grossi problemi di liquidità che ha.
L’altra sera una ragazza mi parlava di quanto insopportabile fosse il comportamento degli extra-comunitari in Italia: “Pensa, ero a scuola alle udienze dei miei figli, e una di loro mi è passata davanti”.
Una di “LORO”, una di “QUELLI”, i fantomatici “ALTRI”.

“LORO non si integrano” era la seconda critica.
Tutte cose che dette da un’italiana fanno sorridere. Noi, abitanti delle innumerevoli Little Italy del mondo, noi campioni mondiali del sorpasso in fila, noi evasori fiscali, noi ladri e mafiosi, tangentisti e massoni, ignoranti e presuntuosi: noi che oggi odiamo quello che siamo quando lo vediamo negli altri, e sputiamo disprezzo senza nemmeno fare uno sforzo di memoria o di immedesimazione. Continua a leggere »
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La scena classica che a casa nostra anticipa il sonno prevede normalmente una donna che legge un libro e un uomo che guarda un film. La donna che legge il libro è spesso disturbata dagli spari o dalle urla dei morti ammazzati nel film proiettato sullo schermo, ma pazienza: prima o poi arriveranno le cuffie pure a casa nostra.
Ieri sera però abbiamo lavorato fino a tardi e ci siamo concessi dieci minuti di sfilata Calzedonia in TV: mentre ci stupivamo del format ambizioso scelto da Calzedonia e ci constatavamo la bravura della regia che riusciva a dare la giusta importanza a tutti i protagonisti (cantanti, modelli, pubblico, ballerini, coreografie), io sono rimasta basita dai modelli che sfilavano in passerella.
Non mi sono mai occupata di moda uomo, e soprattutto non mi sono mai occupata di beachwear, e non mi ero mai accorta che il tipo di maschio che piace veder sfilare fosse il modello “quarto di bue”.
Ora, non so se fosse un difetto di visualizzazione del nostro televisore, che ha uno schermo più adatto ad un cinematografo che ad un’abitazione di 70 mq, ma quei corpi gonfi mi sono sembrati una roba raccapricciante. Se sono lì, però, significa che piacciono parecchio, e alla maggior parte delle persone.
A me sembravano caricature Michelin senza alcun appeal estetico o erotico, una proiezione malsana di ciò che è pensato per essere bello e invece risulta innaturale e posticcio: e dire che conservato memoria di un’immagine maschile ben più “sottile” proposta da Calzedonia sui cataloghi. Che si siano dati una pompata giusto in occasione del summer show?
Un breve pensiero a quanto tempo sprecato si nasconda dietro a tutto quel gonfiore, per ricordarmi però subito dopo che del proprio tempo ognuno fa quel che vuole, per carità.
Personalmente quei corpi mi provocano un sentimento ambiguo, un insieme di tenerezza e tristezza, curiosità e repulsione: mi riportano più ai cadaveri a mollo nell’acqua che a qualche frontiera di desiderio.
Senza omettere poi che tutto quel gonfiore innaturale in alcuni casi porta a movimenti sgraziati, e in tutti a un’imbarazzante sproporzione con l’apparente vuotezza della mutanda. Continua a leggere »
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26 aprile 2013 di elenatorresaniblog

Quest’anno l’AIRE (l’Anagrafe degli Italiani residenti all’estero) registra un +30% di iscrizioni e, considerando che non tutti gli emigrati si registrano, si può ipotizzare una cifra almeno doppia: una percentuale mai registrata da quando esiste l’anagrafe. È sensato pensare che almeno 5 milioni di italiani tra i 20 e i 40 anni sia uscito dal paese e sicuramente non si tratta solo dei fantomatici “cervelli in fuga” che, andandosene, portano con sé molto di più di una scatola cranica con dentro roba buona.
Quest’anno non sono potuta andare al Festival del Giornalismo di Perugia, e mi sto (dolorosamente) limitando a vedere lo streaming di ciò che succede su Youtube. Guardando l’incontro “Storie di un’Italia che maledice” ho ritrovato tanto di me e di molti come me che questo paese lo hanno in qualche modo abbandonato: fisicamente o emotivamente.
Per quanto mi riguarda, tralasciando le considerazioni sul lavoro e sull’imprenditoria del sistema Italia che sto raccogliendo in un libro, il più preoccupante sintomo di morte è arrivato dalla rinuncia alla politica: io che l’ho sempre giudicata appassionante e che ho sempre partecipato attivamente al dibattito e alle iniziative, quest’anno per la prima volta in vita mia non ho espresso una preferenza alle urne. Non avevo più voglia di accontentarmi del meno peggio, non ho più voluto turarmi il naso e giocarmi la zero fiducia rimasta su un tavolo dove nessuno sapeva nemmeno lontanamente rappresentarmi: e non solo coi programmi elettorali, ma anche attraverso il “nulla di fatto” di chi ha già saputo (ampiamente) dimostrare la sua inettitudine sul campo. Continua a leggere »
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23 aprile 2013 di elenatorresaniblog

Gustav Klimt
Per 13 mesi della mia vita ho viaggiato per incontrare donne di ogni nazionalità che avessero una storia interessante da raccontare. Molte di loro le ho intervistate, alcune solo raccontate, ma ognuna era un esempio di vita, saggezza, lotta, talento o rinascita.
Per questo mi è subito piaciuta l’iniziativa “La donna e oltre”, organizzata da La Vie En Rose eventi: una mostra fotografica dedicata a donne note e meno note della provincia di Lodi che in qualche modo si sono distinte per il loro lavoro. Volti immortalati da Beppe Quintini in luoghi simbolo del lodigiano e accompagnati da stralci di storie che raccontano di loro.
Vite di provincia che spesso rimangono lontane dai riflettori, ma che per questo non sono certo meno importanti e potenti.
Dicono le organizzatrici: “L’obiettivo principale è quello di portare alla luce personalità femminili legate alla provincia di Lodi che si sono distinte e che con il loro impegno contribuiscono in modi e in ambiti differenti allo sviluppo del territorio. Questa mostra è stata ideata per celebrare la donna e l’ambiente in cui vive e opera.”
Onorata di essere stata invitata a partecipare. Continua a leggere »
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16 aprile 2013 di elenatorresaniblog

Lo dicevo in chiusura del mio post precedente sulla cultura che può davvero dar da mangiare: il crowd funding può essere una delle poche soluzioni per svincolarci dalle dinamiche assassine di chi non finanzia la cultura e vuole far morire questo paese nell’ignoranza di cemento, banche stitiche, fabbriche chiuse e cassa integrazione.
Oggi ho contribuito al crowd funding di Festalibro, un evento dedicato ai libri per bambini e ragazzi che si terrà a Sassuolo il prossimo maggio: l’ho fatto con 20 euro, nel mio piccolo è tutto ciò che posso, ma si accettano anche contributi da 2 euro, in modo che ognuno possa diventare sostenitore. Se l’obbiettivo non verrà raggiunto (in questo caso 2.000 euro) il denaro non vi verrà detratto: mancano solo 12 giorni.
Diamoci una possibilità, per favore.
Sosteniamo con qualche spicciolo, finchè possiamo, i progetti in cui crediamo e che possono ancora dare una chance a questo paese.

AGGIORNAMENTO 28 APRILE 2013: felicissima di aver ricevuto da Eppela la conferma che il traguardo è stato raggiunto!!!

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12 aprile 2013 di elenatorresaniblog

Oggi Liberos ha riportato un articolo di El Pais che racconta di come in Islanda la cultura sia stata utilizzata per salvare l’economia (tra le altre cose). L’Islanda è quel paese andato praticamente in bancarotta nel 2008, che ha lasciato fallire le banche senza pagarne i debiti ed è ripartito ponendo la cultura al centro del proprio programma di rinascita, anzichè le industrie di alluminio e di energia idroelettrica che stavano distruggendo il paese. Il punto di partenza sono stati i giovani, la musica, il cinema, le nuove tecnologie e il Ministero delle Idee (una roba che vien da commuoversi solo a pensarci). Si legge nell’articolo:
“La musica prima di tutto: l’80 per cento dei giovani (soprattutto residenti nei piccoli centri) suona uno strumento e impara il solfeggio. Questo si traduce in decine di gruppi con un pubblico internazionale. Se la maggior parte dei turisti è attratta dalle bellezze dell’isola, secondo un recente sondaggio il 70 per cento dei giovani si reca in Islanda per ascoltare la musica.”
Questo senza dimenticare teatri, scuole, letteratura (lo stato sostiene 60 scrittori).
Ora pensiamo a noi. L’Italia ha uno tra i più grandi patrimoni turistici, storici, artistici e culturali del mondo. DEL MONDO. Sì, MONDO.
Le statistiche ci dicono che siamo: Continua a leggere »
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by Valentina Fontanella
Ieri sera stavo giusto leggendo (e condividendo) l’articolo “Se hai vent’anni vattene dall’Italia” quando mi capita sotto gli occhi un pezzo che il FashionCamp ha dedicato a Veronica Crespi, una delle nostre connazionali che è espatriata, andando ad occuparsi di moda etica oltralpe: Londra, per l’esattezza.
Una delle riflessioni di Veronica:
“E’ un vero e proprio paradosso: l’Italia sarebbe il territorio ideale per un tipo di moda incentrata sulla qualità della fattura, e che ha il vantaggio (economico per chi produce, ed ambientale) di una filiera molto corta. Invece proprio noi, creatori dello stile, ci facciamo invadere dalla moda cheap & trendy delle grandi catene, che sono tutte straniere. Certo, ci sono sempre le grandi firme italiane, ma ormai ciò che importa è solo la griffe, che non è più necessariamente sinonimo di qualità, e soprattutto – la cosa peggiore, questa – non è più garanzia di Made In Italy. Proprio i nostri stilisti hanno portato la maggior parte della produzione all’estero e stanno così contribuendo all’avvizzimento della nostra industria manifatturiera. E’ qui che io insisto che siamo noi consumatori a dover reclamare il ritorno a ciò che il Made In Italy è stato e può ancora essere – per esempio smettendo di comprare cosette da poco da Zara & Co.”
Purtroppo qui in Italia ormai la situazione economica è talmente tragica che spesso non ci si può nemmeno permettere Zara. A fronte del tasso di disoccupazione e dell’infimo potere d’acquisto delle buste paga che rimangono, lo shopping ha assunto tutta un’altra faccia: quella che non ci saremmo mai aspettati e che ci costringe ad evitare i negozi. Continua a leggere »
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Spesso cerco di evitare di entrare in certe discussioni, dalle quali verrei risucchiata inutilmente in nome della relazione senso/tempo. Spesso la frenesia fa passare certe cose sotto i miei occhi senza che riesca a dare loro la dovuta attenzione. Ma altre volte va in modo diverso, e mi impongo di fare uno screen-shot: non lo si può fare al bar, nè a cena tra amici. Ma in rete sì, si può screen-shottare quella parte dei discorsi in cui qualcuno dice che lo stupro è solo un’occasione per fare sesso gratis, e dove un uomo deve ricordare a un altro uomo che non è il caso di scherzare (tu pensa).
Il like che vedete sulla frase del sesso gratuito è, tra l’altro, di una donna.
Non entro nel merito della plausibilità dello strumento anti-stupro che viene proposto nelle immagini, ma è stato pazzesco osservare come le donne che volessero utilizzarlo vengano chiamate “mentecatte”, e a come ci siano uomini che ci dicano che è piuttosto il caso di lasciarsi stuprare con la speranza di rimanere vive. Continua a leggere »
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