Un paio di mesi fa, navigando in Twitter, mi ero imbattuta in una ragazza di 18 anni (18 ANNI!) che andava fierissima del proprio orientamento politico.
Oggi, quella stessa ragazza, ha cambiato presentazione, ma ovviamente non manca di esternare il suo credo.
Un sacco di nostalgici hanno festeggiato il 25 Aprile così:
Moltissimi sono ragazzi giovani, che il fascismo l’hanno a malapena studiato sui libri. Altri sono trentenni che, se hanno studiato qualcosa sui libri, il fascismo deve essere stato una delle poche cose a cui hanno dedicato il loro temo.
Altri invece sono nostalgici veri, con un background ideologico preoccupante ma documentato.
In tutto questo panorama piuttosto variegato, mi chiedo: l’apologia del fascismo non era reato? E’ giusto restare a guardare?
QUI lo Storify, con alcuni eventi degli ultimi giorni.






carissima Elena, ti seguo e ti stimo profondamente. La risposta è ovviamente “NO” non è giusto tacere. Ma per quanto riguarda i giovani che raccolgono eredità con tali impatti simbolici, dobbiamo, noi “adulti” ovvero “cresciuti”, chiederci a cosa reagiscono. A cosa reagiscono? Non si può liquidare sommariamente un fenomeno così. Dire “sono una massa di ignoranti e violenti” … anche se fosse? beh …allora chiuderli in un’etichetta e fare di ogni erba un fascio (ops!!!) sarebbe chiudere la possibilità di “risolvere” … non credi?. Cosa ci dicono questi giovani? Dobbiamo dirgli solo “siete degli imbecilli?” … nel farlo non saremmo meno imbecilli di loro, e non avremmo imparato nulla.
Margò, assolutamente d’accordo con te. Mi domando quali siano gli interventi the mettere in atto, visto che per ora vedo solo silenzio e condiscendenza. Vista la quantità preoccupante di giovani che si avvicina al fascismo e che inneggia al Duce, the dove si parte per approcciare in modo corretto il problema? Io non ho risposte, davvero.
Il problema è la forza che sentiamo nei giovani e il volerla controllare.
Se metti una maglietta con una svastica o col Duce ti notano tutti, se la metti col Che non ti caga più nessuno.
Gli adolescenti e i giovani urlano, non importa cosa, urlano.
Questa è la loro natura.
Parlare, dialogare, ascoltare.
Essere madri, anche se biologicamente non lo si è.
E una madre sa sempre cosa fare.
Noi sappiamo farlo meglio. Abbiamo forse paura dei nostri figli?
Finché avremo paura dei simboli non risolveremo nulla… “va bene figlio, sposta la bandiera, metti a lavare la maglietta, COME STAI? cosa ti turba? com’è il tuo cuore oggi?”
… boh … io faccio così… sbaglio?
Oh no, io credo che tu faccia una cosa sacrosanta. Ma mi chiedo: quanti genitori la fanno? E quanti insegnanti? Io non ho contatti con questa fascia di società, ma mi sembra di capire che le “figure di riferimento” siano spesso latitanti, insieme alla cultura. La situazione politica non aiuta (infatti questo è un fenomeno europeo, non solo italiano). E quando invece sono i genitori stessi a supportare o a “tollerare” un certo tipo di ideologia? Non dimentichiamo che in Italia abbiamo – tra i tanti – un certo Borghezio che dichiara pubblicamente di condividere il pensiero di Breivik: e se la cava con un buffetto sulla guancia.
il 25 aprile, a fronte di tante manifestazioni da parte di fascisti, ho assistito al completo silenzio in moltissimi comuni (non una bandiera, un discorso, una banda, un gruppo di alpini…). Ma il 25 aprile era una festa italiana, degli italiani per gli italiani… sopra le parti… poi è diventata di sinistra, dei comunisti (?) e ora se la stanno prendendo i fascisti?! mah! sarà l’effetto della mancanza di una identità politica, del qualunquismo che dilaga, del governo tecnico? della gente che è stanca e non crede più in nulla? posso parafrasare una vecchia canzone legata a un film italiano (Sordi, Vitti) che, a modo suo, insegna molte cose? MA ‘NDO VAI SE LA SPERANZA NON CE L’HAI!?