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Archivio per la categoria ‘Politica’

angry

Se tutto va bene, i nostri figli saranno più ignoranti di noi, che già ci difendiamo alla grande.
Se tutto va bene, i nostri figli diventeranno braccia e forza lavoro per raccogliere pomodori in Bangladesh. E se in Bangladesh i pomodori non crescono, speriamo ci sia altro da raccogliere, altrimenti sono fottuti.

Ecco i luoghi comuni con i quali i politici e la maestranze ci hanno rincoglionito, ed ecco i dati che li smentiscono. Sono tutte falsità che sapevamo essere falsità, ma i dati fanno impressione. Leggeteli, perché la conoscenza è l’unica via di salvezza che abbiamo. (more…)

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as i feel

Quest’anno l’AIRE (l’Anagrafe degli Italiani residenti all’estero) registra un +30% di iscrizioni e, considerando che non tutti gli emigrati si registrano, si può ipotizzare una cifra almeno doppia: una percentuale mai registrata da quando esiste l’anagrafe. È sensato pensare che almeno 5 milioni di italiani tra i 20 e i 40 anni sia uscito dal paese e sicuramente non si tratta solo dei fantomatici “cervelli in fuga” che, andandosene, portano con sé molto di più di una scatola cranica con dentro roba buona.
Quest’anno non sono potuta andare al Festival del Giornalismo di Perugia, e mi sto (dolorosamente) limitando a vedere lo streaming di ciò che succede su Youtube. Guardando l’incontro “Storie di un’Italia che maledice” ho ritrovato tanto di me e di molti come me che questo paese lo hanno in qualche modo abbandonato: fisicamente o emotivamente.
Per quanto mi riguarda, tralasciando le considerazioni sul lavoro e sull’imprenditoria del sistema Italia che sto raccogliendo in un libro, il più preoccupante sintomo di morte è arrivato dalla rinuncia alla politica: io che l’ho sempre giudicata appassionante e che ho sempre partecipato attivamente al dibattito e alle iniziative, quest’anno per la prima volta in vita mia non ho espresso una preferenza alle urne. Non avevo più voglia di accontentarmi del meno peggio, non ho più voluto turarmi il naso e giocarmi la zero fiducia rimasta su un tavolo dove nessuno sapeva nemmeno lontanamente rappresentarmi: e non solo coi programmi elettorali, ma anche attraverso il “nulla di fatto” di chi ha già saputo (ampiamente) dimostrare la sua inettitudine sul campo. (more…)

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dalmatian

Oggi Liberos ha riportato un articolo di El Pais che racconta di come in Islanda la cultura sia stata utilizzata per salvare l’economia (tra le altre cose). L’Islanda è quel paese andato praticamente in bancarotta nel 2008, che ha lasciato fallire le banche senza pagarne i debiti ed è ripartito ponendo la cultura al centro del proprio programma di rinascita, anzichè le industrie di alluminio e di energia idroelettrica che stavano distruggendo il paese. Il punto di partenza sono stati i giovani, la musica, il cinema, le nuove tecnologie e il Ministero delle Idee (una roba che vien da commuoversi solo a pensarci). Si legge nell’articolo:

“La musica prima di tutto: l’80 per cento dei giovani (soprattutto residenti nei piccoli centri) suona uno strumento e impara il solfeggio. Questo si traduce in decine di gruppi con un pubblico internazionale. Se la maggior parte dei turisti è attratta dalle bellezze dell’isola, secondo un recente sondaggio il 70 per cento dei giovani si reca in Islanda per ascoltare la musica.”

Questo senza dimenticare teatri, scuole, letteratura (lo stato sostiene 60 scrittori).

Ora pensiamo a noi. L’Italia ha uno tra i più grandi patrimoni turistici, storici, artistici e culturali del mondo. DEL MONDO. Sì, MONDO.
Le statistiche ci dicono che siamo: (more…)

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partenza

by Valentina Fontanella

Ieri sera stavo giusto leggendo (e condividendo) l’articolo “Se hai vent’anni vattene dall’Italia” quando mi capita sotto gli occhi un pezzo che il FashionCamp ha dedicato a Veronica Crespi, una delle nostre  connazionali che è espatriata, andando ad occuparsi di moda etica oltralpe: Londra, per l’esattezza.
Una delle riflessioni di Veronica:

E’ un vero e proprio paradosso: l’Italia sarebbe il territorio ideale per un tipo di moda incentrata sulla qualità della fattura, e che ha il vantaggio (economico per chi produce, ed ambientale) di una filiera molto corta. Invece proprio noi, creatori dello stile, ci facciamo invadere dalla moda cheap & trendy delle grandi catene, che sono tutte straniere. Certo, ci sono sempre le grandi firme italiane, ma ormai ciò che importa è solo la griffe, che non è più necessariamente sinonimo di qualità, e soprattutto – la cosa peggiore, questa – non è più garanzia di Made In Italy. Proprio i nostri stilisti hanno portato la maggior parte della produzione all’estero e stanno così contribuendo all’avvizzimento della nostra industria manifatturiera. E’ qui che io insisto che siamo noi consumatori a dover reclamare il ritorno a ciò che il Made In Italy è stato e può ancora essere – per esempio smettendo di comprare cosette da poco da Zara & Co.”

Purtroppo qui in Italia ormai la situazione economica è talmente tragica che spesso non ci si può nemmeno permettere Zara. A fronte del tasso di disoccupazione e dell’infimo potere d’acquisto delle buste paga che rimangono, lo shopping ha assunto tutta un’altra faccia: quella che non ci saremmo mai aspettati e che ci costringe ad evitare i negozi. (more…)

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just anguish

Non sono una fanatica degli States. Credo che sotto molti punti di vista abbiano dei problemi molto più grossi dei nostri (finanza, multinazionali, clima, alimentazione, sanità, armi, ‘esportazione della democrazia’, lobby, e via andare).
Così come non sono una fanatica di Obama, soprattutto per la sua – deludente – politica estera.
Ma quando sento discorsi così, mi si riempie il cuore.
Perché noi italiani siamo talmente immerdati in faccende di corruzione, politici delinquenti, assenza di credibilità, sfacelo economico, distruzione culturale, malafede pubblica ed evasione privata, che lo smarrimento di ogni tipo di coerenza, dignità e vergogna ci ha fatto perdere di vista le cose in cui crediamo.
La contingenza del nostro schifo ci obbliga a dimenticare gli ideali, perché gli ideali a volte rischiano di essere un lusso riservato a quei popoli che se li possono permettere.
Obama ha parlato di ambiente, risorse, uguaglianza sociale, accesso alle opportunità, impegno, formazione e lavoro. Ha parlato delle fasce deboli, di diritti, di donne, di omosessuali dicendo: “Noi, la gente”.
Perché quando ti manca il respiro è così facile innamorarsi di un una boccata d’aria.
E così rischioso, innamorarsi di niente.

Barak Obama-United States-Politics

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banksy1

Ho lo stesso stipendio da 13 anni.
13 anni fa ero una signora. Oggi faccio la spesa al discount e non riesco più a viaggiare, faccio fatica a pagare le bollette e mantenermi la macchina è un peso.
Nell’azienda per la quale lavoro sono una dei cinque sopravvissuti a due ondate di cassa integrazione, ma ormai tutti sappiamo di avere i giorni contati, a meno che qualche misericordioso e improbabile investitore estero non arrivi a salvarci il culo.
Un mese fa ho anche smesso di inviare curriculum, e di candidarmi inutilmente a posizioni professionali per le quali sono o troppo qualificata, o troppo retribuita, o troppo a tempo indeterminato.
Di fronte ad un potere d’acquisto quasi inesistente dei nostri stipendi, le retribuzioni diminuiscono: una vergogna immonda.
E allora ho smesso questa attività estenuante di ricerca di un lavoro d’ufficio. Non che io sia choosy eh: mi sono candidata pure per la stalla, offrendomi come inseminatrice di vacche in un’azienda di Cavatigozzi.
Sono stanca di buttare il mio tempo setacciando Monster o Infojob, e perseguitando gli uffici di selezione alla ricerca di un posto decente e, a conti fatti, inesistente.
Ho deciso di buttarmi in una nuova avventura, sfruttando tutta la mia esperienza nel blogging, nel marketing, e nel social media management: si chiama Brand-it-up. (more…)

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Banksy

Banksy

Due settimane fa mi sono schiantata con la macchina contro un albero: la neve, le strade di campagna, le gomme invernali ancora da infilare. Non mi sono fatta nulla, ma bye bye tredicesima. Questo, tra le altre cose, ha significato pochi e piccoli regali ai miei cari, e niente per me.
Ma quando sono stata in Sardegna durante il mio ultimo tour di presentazione di Giulietta, alla libreria Emmepi di Macomer ho comprato tre libri (sebbene non avessi spazio in valigia, non ho resistito, come al solito): uno di questi era “Il viaggio di Vittorio”, scritto da Egidia Beretta Arrigoni.
Sulla copertina sta scritto: “Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che, come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi”. Appena l’ho letto ho pianto. (more…)

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Ieri, nell’auditorium delle scuole medie di Casalpusterlengo abbiamo dato vita a un bell’incontro, celebrando in modo intelligente la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: informando, condividendo, ragionando, conoscendo.
E raccontando di quelle donne ammazzate quasi esclusivamente dai loro compagni e sempre per aver detto un no di troppo: punite per avere espresso un pensiero indipendente, per aver compiuto una scelta di rottura. Ammazzate da partner incapaci di accettare una separazione, o una parola scomoda.


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E perdonatemi il francese.

La settimana scorsa sono stata invitata ad intervenire al Parodi Live, durante una puntata in cui si parlava di violenza sulle donne: Riccardo Iacona presentava il suo libro “Se questi sono gli uomini”, e Rocchina raccontava gli abusi subiti dal marito per 22 anni.
30 secondi sono sempre una miseria, e mi sono limitata a ribadire che i centri antiviolenza sono sì fondamentali (senza dimenticare anche il progetto pilota di Modena per il sostegno psicologico degli uomini violenti), ma che non si può pensare di risolvere la situazione curando solo il sintomo.
La malattia vera è culturale, e va curata socialmente e politicamente con il contributo del Parlamento, dei media, del mercato del lavoro, della Chiesa, degli intellettuali, delle associazioni, e di ognuno di noi.
Mi rendo conto quanto questo processo sia duro e difficile ogni volta che mi trovo a parlare di femminicidio, soprattutto sui social network.
Le resistenze sono coriacee, e ogni giorno di più realizzo quanto sia importante l’incontro che sto organizzando con le Donne in Circolo di Casalpusterlengo sull’argomento, in calendario per il 25 novembre e di cui vi darò presto le prime indiscrezioni.
Un bel pezzo di Alessandra Quattrocchi oggi sul blog della Lipperini non spiega solo le difficoltà nel mondo dei media e del giornalismo, ma dona anche uno sguardo esemplare su quello che accade nella nostra mente sociale, secondo la quale:
- Il femminicidio non esiste
- Il femminicidio è omicidio, niente di diverso
- Il femminicidio è una sega mentale delle femministe (more…)

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Quando si è ritirata dalle scene del porno, buona parte dell’utenza maschile ha indossato il lutto.
Sasha Grey è tornata in video con l’aria di un’algida studentessa repubblicana del Minnesota, denunciando la discriminazione retributiva tra uomini e donne in occasione dell’Equal Pay Day.

Un clip sulle questioni di genere, insomma, dove si dice provocatoriamente che il mondo del porno è l’unica strada che hanno le donne per fare soldi quanto gli uomini.
E un messaggio per la nostra Elsa nazionale: dopo aver fatto la cameriera, la segretaria, l’infermiera, Sasha Grey non è stata per niente #Choosy.

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